l Silvio, ad ogni benedetta estate, tra una festa in villa e l’altra, se ne esce fuori con l’idea del partito unico delle (centro)destre.
Il tutto è molto bello, visto che in Italia abbiamo una quantita di partiti spropositata, ed è molto necessario, visto che dall’altra parte,tra una discussione, un manifesto dei volenterosi e un intervista, le oligarchie si sono già accordate.
Dalle parti di Versailles, altrimenti chiamata forza italia, in questi anni si affermato un sistema che, a leggere chi lavora nel partito, funziona tramite fatwe, prebende e nomine dall’alto, in eterna oscillazione tra plebisicitarismo e timidi tentativi di rendere il più grande partito italiano qualcosa di più simile a un movimento politico.
Il partito di plastica, come l’avevano definito all’inizio i suoi oppositori, è riuscito, nonostante tutto, a rappresentare le idee, i valori, la aspettative, i timori di otto, nove milioni di persone, e si ritrova ora nella difficile situazione di rappresentarle anche in futuro, quando non ci sarà più il capo, per ragioni anagrafiche.
A questo punto le alternative sono tre:
1) Sperare che arrivi un altro Berlusconi a salvare capre e cavoli, magari con i capelli rossastri e la parlata lombarda
2) Strutturarsi come un partito serio, con correnti, congressi e dibattiti interni e,chissà, primarie.
3) Fondare un partito nuovo con chi è disposto ad entrare.
L’ipotesi uno, che per comodità chiameremo Brambilla, prevede l’investitura diretta del capo garantendo al Berlusca più longevità di un lifting,essendo la Maria Vittoria giovane,tosta, ma priva di esperienza, e quindi costretta ad aspettare che il capo molli la poltrona il più tardi possibile.
I vantaggi sarebbero avere la certezza che “el presidente” garantisca ancora qualche anno di similcoesione interna e di possibilità di governare per poi passare il testimone, ma incontra resistenze nel partito e perplessità degli addetti ai lavori sulle reali capacità della rossa di Lecco (senza contare quel poveraccio di Fini).
L’ipotesi due, altrimenti detta Scudo Crociato, gradita ai personaggi in vista del partito, prevederebbe una democrastianizzazione del partito, un graduale passaggio cioè dal regno assoluto all’oligarchia.
Questa ipotesi porterebbe il partito ad assestarsi su un tranquillo 20% di voti consolidati e prevederebbe la classica creazione di clientele, sezioni e circoli ma farebbe perdere tutta la spinta innovatrice e antisistema che ha attirato, soprattutto i primi tempi, molte persone.
L’ipotesi tre, detta anche “G.O.P.” prevederebbe che si spinga davvero alla creazione del partito unico, magari con primarie.
Questa ipotesi ha un vantaggio su tutti, permetterebbe al piccolo Berlusconi futuro, comunque si chiami, anche Silvio Berlusconi, di vendere il prodotto denominato “politiche 2001”, quello della rivoluzione liberale su cui ci siamo tanto esaltati, con la possibilità di attuarla davvero.
Se Berlusconi cavalcasse il referendum, lasciando stare i timori della lega e dell’udc, che senza l’alleanza con la destra si scioglierebbero come neve al sole, avrebbe dalla sua l’unica vera discriminante che gli permetterebbe di ripresentare il programma del 2001,ossia la sua attuabilità e, nel caso dell’udc, il nemico numero uno a cui additare la realizzazione solo parziale.
Se si continua così, tra notai, brambille, silenzi, fucili, rivolte fiscali, non si va da nessuna parte, ma si fa solo una discreta e, visti i tempi, giustificata demagogia.